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RIACCENDERE LA MOTIVAZIONE

L’essere umano cerca da sempre lo scopo della vita, la missione dell’anima che guida ogni suo passo. Se il primo articolo della serie dedicata alla missione ti ha mostrato come la passione possa fiorire dall’esperienza del passatempo, il secondo articolo ti racconta di come trovare la strada superando la sensazione di smarrimento, per riaccendere la motivazione.

SIGNIFICATO DI VUOTO

La motivazione è la spinta emotiva che ti accompagna nelle tue esperienze e ti permette di realizzare la tua missione animica. Se manca la motivazione, la tua vita ti sembrerà spenta, vuota e inutile; senti che ti manca una direzione, il senso dell’esistenza.

Complice della percezione di vuoto interiore è anche la richiesta costante della nostra società di performare. Siamo stati inghiottiti da un’epoca che esalta il bisogno di apparire, dove dobbiamo essere competitivi e veloci nel produrre. Se il risultato non soddisfa le aspettative, ecco che l’ansia da prestazione fa capolino e ti fa sentire frustrata.

Ma che cos’è davvero lo scopo nella vita?

Dal mio punto di vista, è il bisogno umano di dare forma alla propria identità e sentirsi riconosciuti dagli altri. Avere una missione da portare nel mondo è come onorare il legame cosmico che ci unisce sin dall’alba dei tempi.

I più grandi interrogativi dell’essere umano sono sempre stati “chi siamo”, “da dove veniamo” e soprattutto “perchè esistiamo”. La mancanza di spiegazioni risveglia in noi l’urgenza di trovare delle risposte. La mente umana è abituata a cercare il senso di ogni cosa, poiché tende naturalmente a creare connessioni e trovare significati.

Lev Tolstoj, un grande scrittore e filosofo, ha passato un’intera vita a cercare queste risposte, arrivando alla conclusione che l’amore per se stessi e per gli altri è l’unica cura possibile. 

L’amore impedisce la morte. L’amore è vita. Tutto, tutto ciò che io capisco, lo capisco solamente perché amo. È solo questo che tiene insieme tutto quanto. [Lev Tolstoj]

Questa costante ricerca di significato, spesso ci intrappola nell’idea di dover possedere per forza uno scopo nella vita. Quando lo immaginiamo come qualcosa di straordinario o grandioso, rischiamo di sentirci inadeguate e finiamo per alimentare una sensazione di vuoto interiore.

Cause del vuoto

Questa percezione è più comune di quanto pensi e può nascere da diversi fattori, anche quando dall’esterno sembra che tu abbia tutto ciò che ti serve. Spesso non si tratta della mancanza di cose materiali o di obiettivi concreti, ma di un bisogno più profondo di connessione con te stessa e di realizzazione personale.

Ci sono cinque possibili cause che possono contribuire a manifestare la sensazione di vuoto:

  • MANCANZA DI VISIONE: Anche se hai raggiunto diversi obiettivi, potresti comunque percepire uno stato di insoddisfazione come segnale di disallineamento con la persona che sei oggi. Senza una visione che risuona con te, che ti faccia sentire coinvolta, è facile avvertire una mancanza difficile da definire.
  • ASSENZA DI CONNESSIONE: Spesso il vuoto interiore nasce dalla mancanza di connessione con la tua anima, che fatica ad accompagnarti nel tuo viaggio evolutivo. Vivi in modalità automatica come se le tue emozioni si fossero messe in pausa rendendo difficile ascoltarti davvero.
  • STANCHEZZA PSICOLOGICA: La stanchezza mentale accumulata dalle giornate sempre uguali, frenetiche e piene di doveri, amplifica il malessere. Il corpo e la mente ti chiedono una pausa, un cambiamento verso il benessere che talvolta ignori perché non sempre riesci a darti il permesso di fermarti.
  • DESIDERIO DI CRESCITA: Quando ti sembra di stare ferma nello stesso punto della tua vita, per paradosso è proprio il vuoto a segnalare un bisogno di evoluzione. La voglia di crescere, di apprendere o di metterti alla prova con nuove sfide che chiedono spazio per esprimersi.
  • RICERCA DI SIGNIFICATO: La sensazione di vuoto può emergere anche davanti alle grandi domande esistenziali dell’essere umano che non trovano ancora una chiave di lettura in cui riconoscerti, in linea con le tue credenze, che siano spirituali, religiose o legate ai tuoi valori.

Uno dei motivi per cui ho creato Minimalismo Animico è proprio dare un senso logico ai miei studi creando quella che io chiamo spiritualità non dogmatica, cioè interpretata a modo mio affinché abbia un senso per la mia mente.

Fallimento come maestro

In quello che facciamo tendiamo a ricercare la perfezione, senza tenere conto che esiste anche la possibilità di fallire e che non c’è niente di male. Quando fallisci ti sembra di andare nella direzione sbagliata. Ci sono dei momenti in cui ti senti persa e sopraffatta da tante emozioni che creano confusione nella testa, inizi a percepire una sensazione d’incompiuto che sembra voler lasciare in sospeso qualcosa a cui non sai dare un nome.

Sentirsi persi fa parte del viaggio, dove il fallimento diventa il tuo maestro! [A.P.G.]

Il tuo corpo manda dei segnali, i “famosi” dolori psicosomatici: magari dei mal di testa improvvisi, lo stomaco in disordine, l’intestino che non funziona bene. Ma spesso non ci pensi e non fai collegamenti con il tuo sentire perché non sei allenata alla comunicazione con la tua anima, la tua parte inconscia. Si crea un circolo vizioso in cui più soffri fisicamente, più ti senti frustrata; la tua attenzione si sposta sul malessere fisico e non sulla causa che lo ha generato.

Per questo è importante che tu impari a prendere in mano la tua vita per darle la giusta direzione. La consapevolezza ti aiuta a capire come puoi migliorare la tua situazione per non cadere in schemi che, col tempo, ti trascinano nel baratro.

Quando ero giovane, avevo incarnato il ruolo della vittima, facendo solo polemiche e guardando il bicchiere mezzo vuoto, ma con il mio percorso di crescita personale e spirituale ho iniziato a vedere il mondo con un filtro diverso. Ho iniziato ad amare quello che io chiamo il punto zero, cioè quell’attimo che si trova al confine tra il vecchio e il nuovo, dove fai tabula rasa e butti via tutto quello che non ha funzionato, per creare nuovo spazio e ripartire da capo. Per alcuni può risuonare come un fallimento, una denigrazione della propria persona per non essere riuscita ad avere il successo sperato.

Per me, il fallimento è una risorsa importantissima perché è l’indicatore per imparare, una guida preziosa. Con gli errori comprendi quale strada abbandonare e quale invece proseguire. A ogni passo falso si impara sempre qualcosa di nuovo, si ristabilisce un nuovo confine per se stessi e si scardina lo schema limitante che ti blocca.

Imparando ad ascoltare, capirai che gli errori sono salvifici perchè ti mostrano un riflesso da osservare, un luogo in cui accogliere le tue emozioni, qualunque esse siano. Se senti il bisogno di piangere, fallo, non reprimere ciò che senti dall’interno. Se ti viene da ridere a crepapelle, fallo, non far morire una risata. Se senti il bisogno di scrivere un messaggio a qualcuno, oppure baciare, abbracciare una persona che è uscita dalla tua vita, ma che ti manca, fallo. La vita è una sola e se parli con la lingua del cuore, non sarai mai sbagliata.

Il vero sbaglio che puoi fare è imprigionarti in una persona che non sei. Perciò ti invito a connetterti con te stessa e a lasciare andare ciò che non funziona, per ripartire da zero.

Liberati dal perfezionismo

La celebre frase “Done is better than perfect.” (“Fatto è meglio di perfetto.”) di Sheryl Sandberg e Mark Zuckerberg incarna appieno il concetto che sia decisamente meglio compiere un’azione oggi anche se è imperfetta, piuttosto che rimandare a domani restando immobili.

La perfezione è una trappola mentale che spinge inevitabilmente alla procrastinazione. Continuare a rimandare, in attesa che tutto sia perfetto in base alle tue aspettative, non fa altro che farti accumulare tensione e frustrazione perchè non vedi mai la fine e, paradossalmente, nemmeno l’inizio.

La ricerca dello scopo non è una corsa per trovare una sola grande risposta. È un viaggio fatto di piccoli passi, di scoperte e riscoperte quotidiane e di momenti in cui ti senti nel flusso. Non serve essere perfette, basta semplicemente darti il permesso di esplorare, di ascoltare quella vocina dentro di te che ti parla delle tue passioni, dei tuoi talenti, dei valori e dei tuoi bisogni più profondi.

Ogni piccola esplorazione ti porta un po’ più vicina a te stessa e a una vita piena.

SCEGLI DI APPASSIONARTI

La ricerca delle passioni attraverso l’esperienza del passatempo può essere il primo passo per esplorare mondi che ancora non conosci. Le passioni non devono essere per forza delle attività da monetizzare, ma gesti quotidiani che contribuiscono al tuo benessere. Sono attività lente e imperfette, capaci di dare un contributo fisico, emotivo e mentale, che ti donano il profondo senso di libertà.

Essere e restare principianti può, talvolta, contribuire a rivoluzionare il modo in cui concepiamo la bellezza della vita. Immagina di intraprendere un’attività creativa solo per il puro piacere di coltivarla, senza trasformarla in un progetto remunerativo, ma solo per il gusto di fare, senza l’obbligo di documentarlo o condividerlo con qualcuno.

Cosa cambierebbe nel tuo modo di vivere le cose?

Innanzitutto non saresti sotto la lente del giudizio, ti metti all’opera solo per l’emozione di creare e non importa se il risultato è imperfetto. Ti rilassi mentre crei, vivi in presenza ed entri nel flusso. Otterresti una soddisfazione personale nel riconoscere le tue capacità e anche la tua autostima ne trarrebbe beneficio.

Impareresti a:

  • Ridefinire il concetto di successo spostando l’attenzione dalla meta al viaggio.
  • Ad accettare l’incompiuto senza sminuire il tuo valore.
  • A goderti il processo come valore terapeutico.
  • A smettere di alimentare il sistema limbico che gestisce ansia e impazienza.

Impara ad annoiarti

Lo so che non è facile trovare la motivazione, che è il cardine di ogni processo creativo.

Anche a me è capitato di restare senza stimoli, di sentirmi smarrita e inutile, soprattutto perchè nella mia personalità c’è un talento artistico che ha bisogno di essere nutrito continuamente. Esiste però un modo efficace per riaccendere la motivazione: un metodo meno battuto, ma capace di dare grandi risultati e cioè imparare ad annoiarsi.

E quando dico annoiarsi intendo proprio il “dolce far niente”, lo stare seduti in contemplazione. Sembrerà un paradosso, ma a volte non fare niente è la cosa più produttiva che si possa fare. La noia è lo spazio vuoto che la mente vuole occupare in qualche modo. Il nostro cervello è biologicamente impostato per risolvere i problemi e, quando non ha nulla di cui occuparsi, si ingegna per trovare grattacapi a cui dare soluzioni.

Trappola della procrastinazione

Bisogna però prestare attenzione a non cadere nella trappola della procrastinazione che è la più grande alleata della mancanza di motivazione. La noia sana non deve essere riempita con attività che creano dipendenza, come lo scrolling compulsivo sui social. Sono riempitivi che anestetizzano le emozioni e creano picchi di dopamina, l’ormone della gratificazione istantanea. Diventano piccoli premi tossici per il cervello, che distolgono l’attenzione dai nostri reali obiettivi.

Per combattere la procrastinazione puoi allenare la tua mente associando al lavoro dei piccoli rituali di benessere, capaci di ridurre la tensione emotiva, eliminando le distrazioni ambientali e gestendo il tempo a scaglioni (come con la tecnica del pomodoro). In sostanza, puoi guidare la mente a iniziare un compito noioso associandovi un gesto di piacere, sia prima di cominciare sia subito dopo come premio, esattamente come faresti con lo scrolling dei social, ma in modo costruttivo. Inoltre, prova a suddividere i compiti in attività microscopiche e concrete, in questo modo il cervello non si proietterà sulla mole di lavoro, che genera ansia, ma sulla qualità del singolo passaggio.

Potere delle abitudini

Il cervello ama le abitudini, sia nel bene che nel male. Se lo metti al lavoro e lo gratifichi con i giusti premi si sente al sicuro, percepisce stabilità. Al contrario, quando affronti compiti che non ti piacciono, la mente si blocca perché dubita della ricompensa finale, cercando ogni scusa per eludere il dovere.

Le abitudini sono un potere enorme se usate nel modo giusto, ma per uscire dalla loro stagnazione occorre fare nuove esperienze. Spesso, ripetere sempre le stesse cose spegne la motivazione e azzera l’adrenalina. In realtà, non servono stravolgimenti per accendere la miccia: basta una passeggiata in una strada che non hai mai percorso, un libro diverso dal solito o una nuova ricetta. Per esempio, io non sono mai stata un’amante della televisione, eppure ho provato a guardare una serie scoprendo il piacere di farlo e ora sono totalmente in fissa con i drama coreani.

La verità è che fare il primo passo verso il cambiamento è difficile; anche solo deviare dal solito sentiero mentre si cammina può costare uno sforzo immane. Ma il punto focale è proprio questo: la disciplina. Sforzarsi di fare quel primo passo che ti permetterà di fare scoperte meravigliose.

Una domanda che non dovrebbe mai mancare, mentre compi un’azione sarebbe: “Sto bene in questo momento? Mi fa stare bene fare quello che faccio?” Se la risposta è SI, allora vai avanti. Se la risposta è NO, allora fermati e chiediti il perchè lo stai facendo, se puoi farlo in modo diverso.

Teoria della rana

Il potere delle abitudini si può rivelare un ottimo alleato del cambiamento oppure può essere distruttivo. Lo psicologo Tony Buzan usa un esempio molto calzante per far comprendere questo concetto.

Nella sua teoria prende come esempio la reazione della rana quando viene immersa nell’acqua bollente. Se la immergi nell’acqua quando ancora è fredda, la rana si lascia cullare dal dolce tepore dell’acqua senza rendersi conto che sta morendo bollita. Diversamente, se la immergi direttamente nell’acqua bollente, schizza via come un razzo.

Questo racconto ti fa comprendere come l’abitudine a fare sempre le stesse cose, il restare assopiti nelle stesse convinzioni, non ti permette di vivere con agilità il cambiamento. Come dice il detto “non lasciare la strada vecchia per la nuova” ti fa resistere nelle tue scelte abitudinarie credendo siano giuste. La tua zona comoda diventa stretta e inizia a procurarti delle ferite che nel tempo diventano profonde. Una ferita dell’anima che non è ascoltata si manifesta nel corpo attraverso i malesseri psicosomatici.

Mentre, facendo un passo alla volta, l’abitudine ti aiuta ad aprire la mente verso nuovi percorsi che potrai scoprire per imparare i tuoi veri limiti. Per iniziare ad usare il tuo potere delle abitudini, per ottenere il cambiamento che migliora la qualità della tua vita, è necessario che ti fermi e fai il punto della situazione.

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Ambra Pamela Girardi

Lavoro come Minimalist Soul Coach, accompagno donne confuse e disorientate a ritrovare armonia e direzione nella vita e nella casa attraverso minimalismo e spiritualità non dogmatica .