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EQUINOZIO D’AUTUNNO
(SABBAT MINORE MABON)

L’autunno è una stagione dell’anno che amo particolarmente per il suo significato simbolico; è un momento a metà tra i colori caldi e il freddo di una giornata di pioggia, in cui l’energia si carica di trasformazione e introspezione.

Penso sia il periodo in cui il processo di cambiamento è più difficile da affrontare, nel quale l’accettazione nel lasciare andare ciò che non si può cambiare e lo sviluppo del distacco emotivo per non opporre resistenza sono lo scoglio.

L’equinozio d’autunno (che si festeggia il 22 o 23 settembre nell’emisfero settentrionale, il 20 o 21 marzo nell’emisfero meridionale) ti accompagna a celebrare la guarigione e l’abbondanza ricevuta.

Nella cultura neopagana è conosciuto come Mabon, la penultima festività appartenente alla ruota dell’anno; è legato all’elemento acqua. Rappresenta il ringraziamento del raccolto e prepara simbolicamente alla conclusione del ciclo delle stagioni in attesa di Samhain, il primo giorno del nuovo anno, similmente al capodanno gregoriano.

Origini equinozio autunno

In origine, nell’antichità precristiana, l’equinozio d’autunno era una festività dedicata all’astronomia, all’agricoltura e alla comunità. Rappresentava il secondo raccolto dell’anno, dopo Lughnasadh (o Lammas) in agosto, legato ai frutti tardivi, all’uva, alle mele, ai cereali e alla preparazione delle provviste per l’inverno.

Nel paganesimo antico, le feste equinoziali e solstiziali erano chiamate semplicemente con il nome della stagione o dell’evento astronomico. È stato Aidan Kelly, intorno al 1970 (una figura chiave della Wicca moderna), ad associare i quattro eventi annuali al mito celtico.

Il Mabon attinge, appunto, dalla mitologia celtica gallese. Si tratta del Dio della giovinezza, della caccia, della vegetazione e dei raccolti, chiamato anche Mabon ap Modron. È il figlio di Modron (Grande Madre) e Mellt, da cui viene rapito e lasciato vivere ad Annwn, l’oltretomba gallese che lo mantiene giovane. Simbolicamente rappresenta la luce divina che scompare nel grembo della terra per poi rinascere.

Un altro mito associato all’autunno è quello di Persefone che scende negli inferi per vivere con Ade durante i mesi freddi. La madre Demetra, per il dolore dell’assenza della figlia, spoglia la terra facendo cadere le foglie e fermando i frutti.

Il Mabon rispecchia l’equilibrio che si crea quando il giorno e la notte hanno la stessa durata, lasciando gradualmente spazio al buio per farci ritirare definitivamente nella stagione fredda dell’inverno.

Lasciare andare

Il passaggio dall’estate all’autunno diventa, quindi, l’occasione per lasciare andare ciò che non risuona più con la tua essenza, con consapevolezza verso ciò che ti ha accompagnato lungo le quattro stagioni.

Nel minimalismo si sente spesso parlare di “decluttering” cioè dell’atto di liberarsi del superfluo. Fare spazio in casa, per accogliere nuova energia, è una tecnica che si può applicare – simbolicamente – anche alla vita.

Non è sempre facile distaccarsi da ciò che pensiamo essere importante, ma onestamente, quante cose salveresti se arrivasse un terremoto a demolire la tua casa? Probabilmente scopriresti che sono davvero pochi gli oggetti che vorresti riuscire a trarre in salvo. Lo stesso concetto vale nella vita e anche con le persone.

A volte restiamo aggrappati a qualcosa o qualcuno solo per paura di restare senza, come se l’aria che respiriamo dipendesse da loro. In realtà è una costruzione mentale, una narrazione che ci raccontiamo per andare avanti. La paura ci spinge a fare scelte che non vogliamo compiere, ma che accettiamo di fare perché non conosciamo il futuro.

“Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia, ma non sa quel che trova.”

Il motivo per cui si fa fatica a lasciar andare è legato proprio al concetto espresso in questo proverbio. Lo stesso principio si applica alla casa, alla vita e soprattutto alle persone a cui siamo legati emotivamente e da cui ci sentiamo attratti.

Quante volte restiamo in relazioni tossiche che non abbiamo il coraggio di chiudere? La chiave è tutta nella pratica del distacco emotivo che ti permette di lasciare andare ciò che non è più funzionale per il tuo benessere.

Distacco emotivo

Durante il mio cammino, la parte più ardua – lo ammetto – è stata praticare il distacco emotivo. Vivevo continuamente con l’idea della giustizia e non volevo lasciar correre certe situazioni in cui credevo di essere nel giusto.

Esperienza facendo ho compreso che, anche se avessi ragione, talvolta la mossa più intelligente è lasciare andare. E questo non significa che stai permettendo all’altro di “vincere”, semplicemente stai proteggendo il tuo spazio. Ha molto più valore porre un limite piuttosto che permettere agli altri di varcarlo. Non solo stai comunicando i tuoi confini oltre i quali non sei disposta a negoziare, ma stai anche comunicando che non vuoi sprecare il tuo tempo con chi non vuole mostrare capacità di apertura e volontà di un dialogo costruttivo.

Educare la tua mente e il tuo modello comunicativo richiede una forte propensione alla disciplina. La debolezza che deriva dagli schemi del passato e del tuo ambiente familiare, ti conduce a ripetere le stesse scelte. Ti manchi di rispetto e rinunci al tuo equilibrio per la paura di ferire o restare sola.

Quindi, concretamente, come si applica il distacco emotivo? Come in tutte le situazioni, non esiste un modo giusto o sbagliato, ma uno funzionale che si adatta a te. Ti racconto della mia esperienza personale.

Quando facevo fatica a staccarmi da una situazione in cui non ero oggettiva, scrivevo su un diario ciò che stavo vivendo e per ogni frase cercavo un’obiezione che la smontasse. Continuando a chiedermi il motivo per cui mi sentissi in un certo modo, l’evento assumeva sfumature diverse e si aprivano orizzonti che non avevo considerato. Sviscerare ogni singola emozione mi ha permesso di sentirmi sempre più leggera e propositiva.

Ho imparato a lasciare andare la necessità di farmi giustizia o di alimentare il bisogno di sentirmi vista dalle persone che di fatto non desideravano stare davvero nella mia vita, ma che volevano solo imprigionarmi nella loro tossicità e solitudine.

Il consiglio che mi sento di darti è di essere il più dettagliata possibile e dopo esserti sfogata, chiudere il diario. Se dopo qualche giorno senti la necessità di riprendere il filo del discorso, rileggi ciò che hai scritto e vedrai che scoprirai nuove prospettive su cui riflettere. Se vuoi una mano con l’esercizio, scrivimi per fare due chiacchiere.

Liberati del superfluo

Guardare la vita da una diversa angolazione ti permette di restare connessa a te stessa.

L’atto di liberarti del superfluo è un invito a riflettere sui motivi che ti hanno spinta a conservare qualcosa, che sia un oggetto, un credo, un’abitudine o una relazione.

“Quando dici SI a qualcuno assicurati di non dire NO a te stessa.”

Man mano che ti dedichi a togliere il superfluo, cioè a praticare il decluttering nella casa e nella vita, è come se stessi affermando e proteggendo il tuo spazio e il tuo valore.

Pensiero positivo

Uno degli elementi che ti aiuterà a bilanciare le tue riflessioni è allenare la tua mente a cercare il pensiero positivo. Un classico della letteratura per ragazzi, Pollyanna di Eleanor Hodgman Porter, riflette appieno il concetto.

Il racconto narra di Pollyanna, una bambina orfana che si ritrova a convivere con una zia severa. Il suo ottimismo innato la porterà a farsi amare da tutti, persino ad ammorbidire l’acida tutrice, che arriverà ad amarla profondamente. Pollyanna trasmette gioia e insegna il gioco del “meglio così”, attraverso il quale riesce a capovolgere le aspettative di chi vive una tragedia. Anche per Pollyanna ci sarà un momento drammatico, un attimo della sua esistenza in cui perderà il buon umore e, proprio grazie alle persone che ha aiutato, riuscirà a riprendere in mano la sua vita.

Eleanor, una donna che visse meno di mezzo secolo, era convinta che essere ottimisti fosse la chiave per addolcire le amarezze. Ha scritto il suo successo sulla scia della psicologia cognitiva, la scienza che studia il comportamento umano.

Il gioco di Pollyanna consiste nel vedere il lato positivo nelle brutture della vita, come un mantra di forza interiore che permette di superare certe criticità che ti propone l’esistenza.

Imparare a cogliere il lato migliore non significa necessariamente perdere il coraggio di affrontare i problemi, anzi ti permette di amplificare gli ormoni della felicità e di avere una lucidità propositiva verso le difficoltà.

Infine, Pollyanna insegna che donare agli altri un seme di gioia è un atto di puro amore che nel tempo, al momento opportuno, ritorna indietro.

Praticare la gratitudine

Il pensiero positivo è un processo che va allenato anche attraverso gli esercizi di gratitudine, che ti permettono di osservare ciò che ti circonda e di focalizzare l’attenzione su ciò che già possiedi.

La gratitudine è oggi un pilastro della psicologia positiva dopo che Martin Seligman ha dimostrato l’importanza di spostare l’attenzione dalla patologia del paziente al potenziamento della persona. Prima ancora, Abraham Maslow e Carl Rogers avevano evidenziato l’importanza della psicologia umanistica volta a studiare il potenziale umano come cura. Successivamente, scienziati come Barbara Fredrickson e Rick Hanson hanno dimostrato come le emozioni positive siano capaci di ristrutturare i processi mentali per trattenere l’esperienza del benessere.

Sin da bambina ti avranno insegnato la parola “grazie” quando ricevevi un dono: una semplice parola che racchiude un potente mantra cognitivo, poiché attraverso il ringraziamento la mente interiorizza il beneficio ricevuto.

In realtà potresti già essere felice con ciò che hai, ma la società attuale e la spinta al consumismo ci portano spesso a concentrarci su ciò che ci manca. Diventiamo talmente offuscati dalla negatività da non accorgerci dell’abbondanza che ci circonda, iniziando a notare solo ciò che non abbiamo, come il lavoro dei sogni, la casa ideale, la macchina lussuosa, abbastanza soldi per viaggiare o le risorse per fare tutto ciò che desideriamo.

Nella spiritualità, la preghiera e il rituale hanno una valenza importante perché permettono, appunto, di associare un’esperienza a un’emozione, creando delle vere e proprie ancore mentali. 

La gratitudine ti aiuta ad affrontare i momenti di sconforto e a guardare il mondo con un filtro nuovo. Ti permette di rafforzare le relazioni, lasciar andare i dissapori e riscoprire il calore umano. E anche il corpo ne beneficia, poiché ti senti più vitale, energica e creativa.

Bicchiere mezzo pieno

C’è una visione che mi piace spesso prendere come esempio: non esiste solo il bicchiere mezzo vuoto. Se ci pensi, difficilmente si osserva l’altra metà del bicchiere, finendo per lamentarsi di quello che manca.

La gratitudine è il mezzo che converte la mancanza in abbondanza, permettendo alla mente di restare focalizzata sulla meraviglia della vita. Nella ristrutturazione cognitiva si impara a reinterpretare un evento cambiando la cornice (frame) con cui lo si osserva, applicandone una nuova (reframe).

Scarica eserciziario

Ti ho preparato un eserciziario – da stampare per ogni giorno del mese – per aiutarti ad allenare il muscolo della gratitudine. Per riceverlo, non devi fare altro che inserire i dati richiesti, nel form sottostante e in pochi minuti riceverai un’e-mail di conferma con la password per accedere allo spazio riservato e scaricare il pdf.

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Ambra Pamela Girardi | Minimalist Soul Coach

Accompagno donne disorientate a ritrovare unicità e direzione, intrecciando minimalismo e spiritualità non dogmatica, per liberarsi dal rumore nella vita e nella casa.