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ERBE AYURVEDICHE
(GUIDA DALLA A ALLA Z)

Guida erbe ayurvediche

Nel mondo ci sono almeno 500 piante dedicate alla farmacopea ayurvedica; in questa guida riassumo quelle facilmente reperibili in forma essiccata, ovvero in polvere.

L’ayurveda (in sanscrito “scienza della vita”) è un’antica medicina tradizionale indiana. Il termine “ayurveda” significa “ayur” (āyus) tradotto in “vita” o “longevità” e “veda tradotto in “conoscenza” o “scienza”. Si tratta della conoscenza per ottenere una lunga vita.

Un’erba ayurvedica è una parte di una pianta considerata medicinale e usata a scopo fitoterapico dai Vaidya, i medici ayurvedici. Nell’ayurveda, la malattia è vista come uno squilibrio tra i tre umori o dosha:

  • L’energia Vata è composta da spazio (akasha) e aria (vāyu). Si tratta del dosha del movimento, legato a tutto ciò che si muove nel corpo come il sistema nervoso, la respirazione o la circolazione sanguigna.
  • L’energia Pitta è composta da fuoco (tejas) e acqua (jala). Si tratta del dosha della trasformazione, legato alla digestione intesa sia a livello fisico (stomaco, fuoco digestivo) sia a livello mentale (elaborazione delle emozioni).
  • L’energia Kapha è composta da acqua (jala) e terra (prithvi). Si tratta del dosha della coesione, legato al tener unito, è proprio dei fluidi corporei, lubrifica e mantiene il corpo solido e uniforme.

L’impiego delle erbe ayurvediche mira a ristabilire l’equilibrio dei tre dosha per riacquistare uno stato di salute ottimale. Come dice la traduzione stessa, è un metodo per ambire alla lunga vita del corpo.

Unicità e direzione con ayurveda

Personalmente, ho ottenuto diversi benefici nell’introdurre nella mia quotidianità, questa disciplina erboristica naturale. Il valore del tempo, la connessione con la natura, la magia di un cultura millenaria che vive ancora oggi.

La preparazione delle polveri richiede lentezza. Bisogna scegliere le erbe, scaldare l’acqua, estrarre o aggiungere un gel idratante, attendere i tempi di posa. Questo processo trasforma un gesto banale come lavarsi i capelli in un vero e proprio rituale di cura del proprio corpo, costringendo a rallentare, staccare la spina e ritornare nel presente. Miscelare elementi naturali, curare le proporzioni, applicare la pastella e lasciarla agire diventa un modo per riappropriarsi del proprio spazio e del proprio corpo, trasformando la cura personale in un manifesto di rispetto.

Aprire un sacchetto di polvere erboristica significa liberare il profumo profondo della terra, delle radici e delle foglie essiccate al sole. In quel gesto non c’è solo cura estetica, ma un ponte invisibile verso una conoscenza millenaria che da secoli insegna a rispettare i ritmi autentici della vita. Affidarsi alle erbe significa spogliarsi degli artifici e ritornare all’essenziale. Diventa un dialogo profondo in cui si impara ad ascoltare la propria natura più vera, riconnettendosi a una saggezza antica che risuona dentro di noi e ci guida nel ritrovare il nostro centro.

Criticità scientifiche e ayurveda

Come in tutti i rimedi naturali, non c’è un’evidenza scientifica che garantisca la guarigione del corpo e la promessa di longevità. Come spesso accade nelle medicine alternative, alcune promesse di guarigione vengono mantenute dall’effetto placebo. Alcuni studi scientifici hanno sollevato delle criticità verso la tradizione erboristica vedica poiché hanno evidenziato la presenza di metalli pesanti come piombo, mercurio e arsenico a un livello tossico per l’uomo, pertanto ne sconsigliano l’utilizzo. I praticanti della medicina ayurvedica tendono a negare la presunta tossicità.

Nella medicina ayurvedica tradizionale esistono due branche distinte: la fitoterapia pura (Dravya Guna) e la farmacopea alchemica (Rasa Shastra). In quest’ultima, i metalli e i minerali vengono aggiunti ed elaborati intenzionalmente (Bhasma). Il rischio di tossicità deriva spesso da lavorazioni errate o prodotti non controllati. Ma, personalmente, consiglio di rivolgersi a case produttrici che garantiscono l’assenza di metalli pesanti.

Nonostante tutto, la scienza riconosce l’efficacia di singole piante usate nella tradizione ayurvedica.

  • Un esempio sono la curcumina della Curcuma Longa e le cumarine, composti aromatici vegetali con proprietà lenitive, antinfiammatorie, antiossidanti e stimolanti della microcircolazione. Nei trattamenti per cuoio capelluto e pelle, aiutano a ridurre rossori e irritazioni e a stimolare l’irrorazione sanguigna dei follicoli piliferi. Ne è ricca, ad esempio, la Cassia Obovata (henné neutro).
  • Gli anatolidi, composti chimici di lattoni steroidei, con proprietà adattogene, tonificanti e rigeneranti della Withania Somnifera Ashwagandha. Sul cuoio capelluto combattono lo stress ossidativo, rinforzano la radice dei capelli deboli e contrastano la caduta precoce dovuta allo stress.
  • Gli acidi boswellici della Boswellia Serrata (incenso indiano), una delle piante più importanti della tradizione ayurvedica per le sue spiccate proprietà antinfiammatorie e lenitive. Applicata in impacchi o trattamenti topici, sfiamma il cuoio capelluto irritato, riduce desquamazione, prurito, dermatiti e psoriasi, ripristinando la salute della cute. Aiuta a preservare il collagene e la struttura dei tessuti, proteggendo la pelle dallo stress ossidativo.

Tipologie di erbe ayurvediche

Commercialmente vengono nominate con la dicitura “erbe ayurvediche”, ma il nome in sanscrito che le definisce è  “oshadhi”, che significa letteralmente “pianta medicinale” o “erba curativa”. Nella cosmesi naturale e tricologia occidentale, le erbe ayurvediche vengono suddivise per categoria, per comodità, ma nella tradizione originaria questa catalogazione non esiste. Le erbe si distinguono in:

  • LAVANTI: sono tutte quelle polveri che contengono saponine e, oltre a prendersi cura dei capelli e del cuoio capelluto, eliminano sporco e impurità. Un esempio è l’Acacia Concinna (shikakai) che deterge a fondo, disciplina i capelli, stringe i pori e promuove la crescita senza seccare, la Sapindus Mukorossi (reetha o aritha), ricchissima di saponine, crea una schiuma leggera ed è ideale per cuoio capelluto grasso o con forfora, lo Ziziphus Spina-Christi (sidr) che purifica delicatamente, apporta volume ed è perfetto per lavare i capelli colorati poiché non scarica il colore. Posa breve (5-15 minuti), perché devono solo detergere.
  • CONDIZIONANTI: sono tutte quelle polveri che condizionano, cioè contribuiscono a migliorare lo stato di salute del corpo e la bellezza di pelle e capelli. Un esempio è l’Emblica Officinalis (amla) ricca di vitamina C e antiossidanti, stimola la crescita, tonifica i follicoli e dona lucentezza profonda. L’Hedychium Spicatum (kapoor kachli) che condiziona, ispessisce il fusto del capello, lascia un gradevole profumo e stimola la cute. La Cassia Obovata (henné neutro), che ristruttura la fibra capillare danneggiata, dona corpo e lucentezza, ha proprietà lenitive. Posa media (30-60 minuti), per far assorbire i principi attivi.
  • COLORANTI: sono tutte quelle polveri con capacità tintorie o riflessanti; l’unica in grado di tingere e coprire i capelli bianchi è la Lawsonia Inermis (henné rosso) poiché è l’unica pianta con molecole tintorie in grado di legarsi alla cheratina stabilmente; rilascia un colore rosso caldo e aranciato. L’Indigofera Tinctoria (henné nero) con pigmenti bluastri e violacei o l’Alkanna Tinctoria (henné viola o alcanna) con pigmenti rosso freddo che virano al violaceo e rosato, vengono usate in combinazione per coprire e tonalizzare i capelli bianchi. Posa lunga (1-4 ore), necessarie per far legare il pigmento alla cheratina.

Istruzioni generali sulle erbe ayurvediche

Per ottenere i massimi benefici dall’uso delle polveri ayurvediche ed evitare inconvenienti, è importante seguire alcune semplici regole fondamentali.

  • Durante la preparazione del composto, preferisci sempre recipienti e utensili in legno, vetro o plastica, evitando il metallo e alluminio che potrebbero reagire con i principi attivi o i tannini delle erbe.
  • Miscela le polveri con acqua calda (non bollente) fino a raggiungere una consistenza cremosa e priva di grumi, simile a quella dello yogurt.
  • Per evitare che il impacco si secchi sulla cute o che disidrati le lunghezze durante il tempo di posa, è molto utile sostituire parte dell’acqua (o integrarla) con un gel idratante naturale, come il gel d’aloe vera, di semi di lino, d’amido di mais o il gel estratto dal fieno greco.
  • Per alcune erbe (specie quelle tintorie o condizionanti) potrebbe essere necessario acidificare il composto o eseguire un risciacquo acido finale aggiungendo sostanze come aceto o succo di limone per riequilibrare il pH e chiudere le squame del capello.
  • Mentre le erbe lavanti come sidr o shikakai vanno applicate subito dopo la preparazione, le erbe condizionanti o ricche di mucillagini beneficiano di un breve riposo per esprimere al meglio le loro proprietà idratanti.
  • Trattandosi di estratti vegetali concentrati e ricchi di principi attivi, è sempre raccomandato eseguire un patch test di sensibilità cutanea sull’incavo del gomito 48 ore prima della prima applicazione.
  • Infine, al momento del lavaggio, risciacqua abbondantemente e a lungo solo con tiepida acqua per eliminare tutti i residui granuli dai capelli e dal cuoio capelluto, evitando l’uso dello shampoo immediatamente dopo il trattamento per consentire ai principi attivi e ai pigmenti di fissarsi al meglio.

Erbe ayurvediche dalla A alla Z

CONDIZIONANTI

Ambra Pamela Girardi

Lavoro come Minimalist Soul Coach, accompagno donne disorientate a ritrovare unicità e direzione, intrecciando minimalismo e spiritualità non dogmatica, per liberarsi dal dolore.